Articolo Controllo di gestione  Parte 1

Articolo Controllo di gestione  Parte2

Curriculum Vitae 

Alessandra Ugoli

Il laboratorio visto con gli occhi del management

Sono quelli di Alessandra Ugoli, una laurea in Economia e Commercio conseguita all’Università “La Sapienza” ed un Master in Business Administration (MBA) alla Luiss Guido Carli di Roma. I vizi e le virtù del mondo odontotecnico raccontate da chi, da oltre tre lustri, segue gli imprenditori-artigiani, oggi alle prese con la crisi del settore dalla quale però, dice Ugoli, possono nascere  nuovi impulsi per  il futuro.

 

Il suo ingresso nel comparto odontotecnico risale alla metà degli anni ’90, quando per ragioni professionali Alessandra Ugoli, dottore commercialista di Roma, ma anche esperta in Business Administration, (nel 1999 ha conseguito un Master  alla Luiss Guido Carli di Roma, una delle scuole più prestigiose del settore), iniziò a fornire le prime consulenze fiscali e contabili a titolari di laboratori odontotecnici, tra cui, racconta, anche ad un odontotecnico che poi sarebbe diventato il suo compagno. Appassionatasi sempre più a questo particolare settore merceologico, negli anni ha approfondito gli aspetti più peculiari che caratterizzano il lavoro odontotecnico, una di quelle attività artigianali, spiega, su cui anche i grandi economisti di fama internazionale scommettono per il futuro: secondo gli esperti, infatti, solo attraverso la valorizzazione del lavoro manuale e dell’artigianato sarà possibile uscire dalla crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo.   


Dottoressa Ugoli, qual è la fotografia del laboratorio odontotecnico?

Nelle realtà imprenditoriali odontotecniche che ho incontrato per la prima volta ormai oltre 15 anni fa, sicuramente l’aspetto del management ed in particolare la parte riguardante il calcolo dei costi di produzione era un elemento del tutto assente. Purtroppo i titolari di laboratorio, di solito, si sono concentrati a migliorare le loro capacità manuali, tralasciando però gli aspetti gestionali. Gran parte degli odontotecnici ha ignorato per troppo tempo ed ignora tuttora questa materia, pur dimostrando, se correttamente informati, una grande apertura e un grande interesse per queste tematiche. Nella maggior parte dei casi all’odontotecnico manca la consapevolezza di essere un imprenditore a tutti gli effetti, che come tale dovrebbe essere in grado di guidare e gestire la propria impresa sempre, non solo quando i margini di guadagno si riducono o in condizioni di emergenza, perché potrebbe essere troppo tardi.  L’imprenditore è il cuore e la mente dell’azienda, è colui che arricchisce ed alimenta la propria passione, ma anche colui che deve lucidamente indirizzare le proprie scelte. Per fortuna, una volta sensibilizzato, il titolare di laboratorio intuisce l’importanza di conoscere a fondo la propria azienda e con entusiasmo si trasforma in imprenditore.

Quali sono i punti più critici?

Sono quelli classici legati alla gestione di una qualunque azienda: assenza di pianificazione dell’attività e poca attenzione all’organizzazione aziendale, sia a livello di struttura, sia a livello di risorse umane. Quanti odontotecnici, ad esempio,  al momento di progettare il proprio laboratorio curano l’aspetto della disposizione delle attrezzature nel locale e studiano i percorsi di lavoro? Quanti conoscono i concetti di progettazione ergonomica? Il posizionamento dei macchinari viene fatto spesso in base a logiche ereditate negli anni e assunte quasi sempre dal precedente laboratorio, in cui magari si è lavorato prima di mettersi in proprio. Si ignora il fatto che 30 secondi di “percorso” dalla propria postazione di lavoro al macchinario “fuori posto”, sommati e moltiplicati, fanno ore di lavoro sprecate ogni anno.
Per quello che riguarda la gestione delle risorse umane, mi sono trovata spesso in laboratori dove i dipendenti/collaboratori non hanno ruoli definiti o mansioni precise. 

Come affrontare dunque i problemi  e con quali strumenti?

L’analisi e il calcolo dei costi di produzione consente di risolvere molti problemi, contribuendo a stabilire “chi fa che cosa”.  Molti pensano che oggi, data la profonda crisi economica che stiamo vivendo, sia giusto limitare gli investimenti: questo, a mio modo di vedere, è un grandissimo errore. Il vero imprenditore si vede nel momento di crisi, quando aumenta gli investimenti anche in aggiornamento e formazione. Ciò consente di pianificare con cura l’acquisto delle future tecnologie, acquisti che invece spesso vengono fatti in maniera superficiale o fidandosi di calcoli effettuati dalle aziende venditrici.  Ma un imprenditore preparato esegue i calcoli e decide da solo, o con l’aiuto dei suoi consulenti, l’acquisto di una nuova attrezzatura, senza lasciarsi condizionare dai giudizi interessati di chi vende. Un’ulteriore area dove è necessario intervenire è quella informatica: un maggior uso del computer, strumento ancora poco sfruttato all’interno dei laboratori odontotecnici, consentirebbe all’imprenditore di avviare una gestione più dinamica, organizzata e tempestiva della propria impresa.

Dal suo punto di vista qual è la dimensione ideale di un laboratorio odontotecnico? Crede che l’associazionismo sia una buona soluzione?

Quello dell’associazionismo è un punto delicato che richiederebbe grandi approfondimenti. Periodicamente nel settore odontotecnico si assiste ad un ritorno di fiamma dell’associazionismo, della condivisione e del concetto che “l’unione fa la forza”. Quando mi è stato chiesto di seguire tali operazioni, ho potuto spesso constatare come coloro che si univano erano aziende con problematiche diverse che condividevano principalmente una sola cosa: il calo di lavoro e la perdita di clienti.
Insomma, si univano e tra loro avevano in comune solo i “guai”. Questo, a mio parere, non è il modo corretto di considerare l’associazionismo. Queste aziende oltre ad avere in comune solo gli sbagli precedentemente fatti, avevano difetti strutturali tipici delle piccole e medie imprese, cioè scarsa propensione al lavoro di gruppo, difficoltà a delegare ad altri, incapacità ad accettare decisioni prese in comune o da un responsabile nominato gestore del gruppo stesso: tutti aspetti che poi alla lunga emergono creando ostacoli insormontabili, con l’inevitabile epilogo dello scioglimento della società. Quindi, in linea di massima, sì all’associazionismo, ma non inteso come “ancora di salvezza”. Per l’esperienza da me maturata nel settore, non credo esista una dimensione ideale di laboratorio odontotecnico, quanto piuttosto una dimensione “corretta”,  anche in rapporto al proprio giro d’affari. Se non si ha una giusta distribuzione dei carichi di lavoro, ad esempio, ed una buona organizzazione, è normale  trovare realtà in cui gli operatori lavorino dieci ore al giorno o tutti i fine settimana. Di qui l’importanza di una pianificazione dell’attività, fissando obiettivi che siano condivisi da tutti all’interno dell’azienda.
Il termine “corretto” è strettamente collegato alle capacità del titolare di gestire al meglio i suoi collaboratori: più cresce il numero di dipendenti/collaboratori, più il titolare deve diventare esperto nella gestione della sua squadra, del team, di qui  l’importanza della gestione del personale.

Quali sono invece le virtù già esistenti, quelle che andrebbero valorizzate?

Sicuramente la passione per il proprio mestiere e per la qualità del proprio lavoro, la disponibilità ad investire per migliorare le proprie capacità manuali, per approfondire le tecniche e la capacità di sapersi orientare nell’ambito di problemi complessi, trovando le soluzioni più appropriate. In pratica, l’odontotecnico italiano è un po’ il “Michelangelo del colore”,  il “Benvenuto Cellini delle fusioni”, quando non è ingegnere nel progettare: ciò che gli manca è diventare un po’ l’”Henry Ford del management”.

Ma per migliorare il management, è consigliabile formarsi personalmente oppure è meglio affidarsi a consulenti esterni, e in questo caso qual è il modo migliore per sceglierli?

È assolutamente necessario che l’odontotecnico, specialmente se titolare di laboratorio, si formi in prima persona su come gestire in modo efficiente ed efficace la propria attività. Successivamente, è bene affidarsi anche a consulenti esterni esperti, buoni conoscitori del settore dentale e con titoli riconosciuti, per evitare di incontrare persone che senza qualifica si improvvisano stregoni e risolutori di prima mano. A mio parere, un percorso formativo ideale passa attraverso i seguenti step: 1) un corso di formazione per l’imprenditore odontotecnico finalizzato a conoscere la materia gestionale, i propri costi di produzione, i propri costi fissi e così via; 2) la presenza di un consulente all’interno della struttura per un esame de visu della realtà aziendale, dell’organizzazione, delle esigenze e delle problematiche del laboratorio; 3) il proseguimento del percorso intrapreso da parte dell’imprenditore con l’assistenza a distanza del consulente che, a questo punto, avrà il ruolo di tutor. È un percorso che complessivamente può durare circa due anni.

Come sarà a suo modo di vedere il laboratorio di domani?

Credo si accentuerà sempre più il  processo già delineatosi negli ultimi anni, vale a dire quello della suddivisione del mercato in due fasce principali. Da un lato avremo sempre più laboratori dediti ad una produzione più limitata nel numero di pezzi e più dedicata alla cura del particolare, dall’altro laboratori dediti ad una produzione intensiva. Sono in molti a credere, anche tra gli economisti di fama mondiale, che la via per uscire dalla crisi economico-finanziaria attuale passerà anche attraverso un recupero del valore del lavoro manuale e dell’artigianato. E questa è una buona notizia per gli odontotecnici.